Processo irreversibile?
Quella piazza a due passi dal mio atelier, che vedo tutti i giorni e che d'estate diventa lo scenario di code interminabili per poter acquistare un gelato, mi ha dato l'idea per quest'opera.
“Melt” mostra un mondo che sta mutando: il lago si ritira, le montagne diventano dune e la piazza, un tempo pullulante di gente, si scopre vuota, arida, metafisica. Un semplice gelato, simbolo del consumo e della leggerezza estiva, resta imperturbato, mentre la mano che lo sostiene si scioglie sotto il peso di un aumento incontrollato delle temperature, diventando la vera vittima del processo che l'uomo stesso ha innescato.
La dissoluzione della mano e l'immobilità del gelato diventano così la metafora della nostra inerzia sociale: mentre ci concentriamo su piaceri effimeri, la nostra stessa natura si liquefa, ricordandoci che il cambiamento climatico non è una minaccia astratta per il pianeta, ma un processo di autodistruzione della nostra specie.




